Reti

HOME IL CASTELLO SCALIGERO IL MUSEO DEL CASTELLO TORRI DEL BENACO INFO INDEX

La sala della pesca.

La bissa

La sala che stiamo per visitare Ŕ la prima sorta in Italia dedicata alla pesca delle acque interne ed Ŕ articolata in varie sezioni. In alto, appena entrati, vediamo spiegato uno sparavÚr - il giacchio - una rete źda lancio╗ non pi¨ in uso do parecchi decenni. Sulla destra, poi, troviamo la sezione riguardante la pesco dei salmonidi (carpioni e lavarelli). Lungo la parete scendono delle reti di cotone e di nylon, i volantini. Questi, ancora adesso vengono abbandonati alle correnti verso l'imbrunire - in agosto e settembre - allo scopo di intercettare i banchi di carpioni che stanno dirigendosi verso le past¨re del Basso Lago, dopo la frega estiva, e recuperati ancora a notte fonda, grazie ad una lanterna a petrolio applicata ad una piccola zattera di legno (la cÓvra). Ammucchiati in gran numero su una pedona vediamo i reoni, reti di cotone impiegate nella pesca dei carpioni sulle freghe dell' Alto Lago; per evitare che le correnti li portassero via, i pescatori li ancoravano con corde di canapa lunghe centinaia di metri. Qui vediamo pure un comÓrs, una sciabica di cotone utilizzata fino agli anni '40 per lo pesca del carpione in inverno, quando questo pesce si addensa nelle linee d'incontro (le sghire) delle correnti, dove trova in abbondanza il plancton di cui si nutre. I pesi che tenevano in tensione le reti erano costituiti da piombi, ottenuti con piccoli laminatoi, di cui qui vediamo degli esemplari. Il lungo cordino di nylon ammonticchiato sopra un'asse Ŕ una sguŔrna, a cui attaccavano, mano a mano che veniva fatta scendere in acqua, gli ami innescati con piccoli pesci o larve, per lo pesca delle anguille. Quando la sguŔrna era di canapa, allo scopo di rallentarne il deperimento le facevano frequentemente la lÚssia (bucato) e poi l'avvolgevano sull'aspo per asciugarla. Non era infrequente per˛ che tale cordino si rompesse durante lo posa degli ami, perci˛, per recuperarlo, erano costretti a perlustrare il fondale con l'argÓgn, costituito da un ferro con punte ricurve. Sulla parete di fronte abbiamo esposta una serie di reti da posta, che venivano calate alla sera sui luoghi di passaggio del pesce o dove questo stazionava, e recuperate il mattino successivo. Partendo dalla finestra, abbiamo vari tipi di tramagli, simili alle reti per uccelli e destinati a tinche, anguille e cavedani; provviste di sacche erano pure le scarolýne, per le alose di frega, con i caratteristici pesi costituiti da sassi; quindi una piccola s-ciÓola, per i triotti; antanelli e antÓne per coregoni e lucci; infine, all'estrema destra, due antÓne di canapa, con la maglia amplissima, per la cattura delle grosse trote lacustri, dal peso non di rado superiore ai 10 kg. Sulle pedane sono poste delle sciabiche di cotone, reti a strascico non pi¨ in uso da parecchi anni.  La sciabica in parte distesa, con un capo fissato al soffitto, Ŕ la striÓra - o bross÷l-, che pescava il luccio lungo le coste dell'Alto Lago. L'orar÷l, invece, era calato in inverno per circuire i banchi di alborelle stazionanti sull'argine sommerso. La piccola striÓra di roncˇgn - posta sul barelˇ, una specie di carriola che serviva per il trasporto delle grosse reti - tentava in inverno allo spinarello, un pesciolino ora scomparso dal Garda. Vicino al televisore, su un supporto di legno, abbiamo un ciapat÷t, una sciabica colorata, a maglia minutissima, proveniente dal lago d'Iseo, zona da dove venivano molte delle reti impiegate sul nostro lago. Per quanto riguarda lo tecnica di pesca con le reti a strascico, per prima calavano la sacca (la sima), sorretta da un grosso galleggiante, quindi le due ali (i galˇgn), divaricate di solito contro la riva, dove delle ancore infisse nel terreno impedivano alla corrente di portare via la rete; quindi si trascinava sul fondo, restringendo progressivamente, con grave danno per gli avannotti e lo flora sommersa, fatto questo che ha spinto i legislatori a mettere fuori legge tutte le sciabiche. Proseguendo lungo la stessa parete notiamo delle fiocine, per tinche - con i rebbi pi¨ distanziati - e anguille; solo per le tinche Ŕ il forone, costituito da cerchi concentrici di punte di ferro e calato sui fondali dove pensavano potessero annidarsi questi pesci. Sulla parete opposta, una bacheca raccoglie un gran numero di tirlindane e matr˛s, ancora usati per lo pesca di carpioni e lucci. La barca esposta Ŕ una gondola, detta pure bissa, caratterizzata dal fondo piatto per rendere pi¨ agevoli le operazioni di pesca con le grandi reti. Sulla barca Ŕ sistemata una birba, una rete a catino impiegata per la pesca della tinca e del luccio, oltre ad un gran numero di scarolýne e antanelli. A fianco della barca vediamo un grande remÓt colorato, posto su due pedane. Lungo la parete a sinistra della porta scendono delle reti destinate alle alborelle, e cioŔ spigˇnsole e gir÷le; queste ultime, non mantellate, sono ancora largamente usate. Di fronte vediamo accatastate delle tÚle, le quali, abbinate a bertovelli armati con tre pertiche che li tengono tesi, erano impiegate fino a poco tempo fa per lo pesca degli stessi pesciolini. La pesca delle alborelle di frega, in giugno-luglio, sia con le tÚle, sia con la stÚla, Ŕ illustrata dal plastico. Con la stÚla i bertovelli, in numero di 7 o 8, venivano disposti a raggiera, in pochi palmi d'acqua, attorno ad una lampada ad olio sorretta da un bastone, che attirava le alborelle al tempo degli amori: deposto il fregolo, questi pesciolini cercavano di guadagnare il largo ma finivano irretiti in tali trappole, i cui coni di rete interni non lasciavano scampo. Con le tÚle, ottenute spesso tagliando pezzi di vecchie lenzuola alti circa un metro e uniti assieme fino ad una lunghezza di 15-20 m, sorprendevano il banco giunto verso la riva per riprodursi, all'imbrunire: assolti gli obblighi della specie, il pesce cercava di allontanarsi, ma incappava nel bertovello che si presentava come una via di fuga. Nel vano della portina di servizio vediamo appeso un arcone , una grande rete conica un tempo deposta sul fondo per sorprendere carpe e tinche quando salivano dagli alti fondali verso lo spiaggia. La rete armata con quadrati di ferro Ŕ invece un roplÓno, un'altra rete conica, ancora usata e destinata soprattutto alle anguille. La nassa sulla barca assolveva alla funzione di vivaio per il pesce di piccola taglia e fino a pochi anni fa si poteva vedere immersa vicino ai porti: da essa i pescatori di anguille con le palamiti prelevavano di volta in volta l'esca occorrente. L'ambiente, che abbiamo appena visitato, Ŕ stato ricavato dal complesso della porta che metteva in comunicazione il castello con lo campagna ed Ŕ comunemente conosciuto con il nome di barchÚssa.
* Tutte le reti ricostruite sono opera di Mario Fava, di Torri.
Indietro

Bertovel
Ciapat÷t
Sala della Pesca
I bertovej
Sala pesca
Bertovej

Castello Scaligero di Torri del Benaco - Museo del Castello Scaligero - Viale F.lli Lavanda, 2 - tel/fax.045.6296111
Comune di Torri del Benaco sul Lago di Garda - Verona -
www.museodelcastelloditorridelbenaco.it  info@museodelcastelloditorridelbenaco.it

www.torriweb.com